Onorevole Cappelletti, parliamo del nuovo sistema di garanzie che dovrebbe accompagnare la riforma del dispacciamento elettrico adottato da Arera ed in vigore dal 1° gennaio del 2025. Dal testo, che è ancora in consultazione, sono emerse delle criticità.
Può spiegarci meglio la situazione?
“Proprio perché in questa fase possiamo incidere sul processo, è particolarmente importante parlarne. Si discute spesso del costo elevato delle bollette nel nostro Paese, ed è vero, ma si parla poco dei motivi per cui il costo è elevato. Uno dei principali è il mix energetico sbagliato: oggi le fonti rinnovabili producono energia a un costo più basso, ma in Italia ne abbiamo poche. La Spagna, ad esempio, soddisfa quasi due terzi del suo fabbisogno energetico con fonti sostenibili e sta crescendo con un PIL quattro volte superiore a quello italiano, giusto per dare un’idea dell’importanza del tema.
Come intervenire per ridurre il costo dell’energia?
“Tuttavia, al di là di questa questione di medio-lungo termine legata alla transizione energetica, dobbiamo chiederci perché le bollette italiane siano attualmente le più care d’Europa e dove potremmo intervenire. Uno dei fattori che incidono sulla bolletta è il costo del dispacciamento, ovvero i costi necessari per equilibrare la rete nei momenti di maggiore richiesta.
Si tratta di un sistema consolidato, che funziona, ma su cui ora si vuole intervenire con una modifica sostanziale che renderebbe molto difficile l’accesso al mercato del dispacciamento per le aziende più piccole, che sono proprio quelle che producono energia da fonti rinnovabili. Questi soggetti contribuiscono maggiormente non solo alla riduzione del costo in bolletta, ma anche alla transizione energetica”.
Quindi questa riforma potrebbe addirittura far aumentare le bollette?
“Siamo particolarmente preoccupati perché la modifica proposta aumenterebbe significativamente i costi per partecipare al mercato del dispacciamento.
Secondo gli ultimi report di Arera, questa componente incide per oltre il 10% sulla bolletta elettrica, quindi parliamo di cifre rilevanti. L’aumento dei costi proposto farebbe pagare fino a 10 volte di più i piccoli produttori rispetto ai grandi, a parità di potenza. Questo restringerebbe il mercato del dispacciamento ai pochi grandi produttori di energia, con conseguenze negative:
- Riduzione della concorrenza, che inevitabilmente farebbe aumentare i prezzi.
- Minore sicurezza energetica, perché avere pochi fornitori rende il sistema meno resiliente.
- Disincentivo per le rinnovabili, poiché si renderebbe più difficile per i piccoli produttori accedere al mercato.
Se si limita la concorrenza e si rende il mercato meno resiliente, i costi inevitabilmente aumentano. Considerando che la quota del dispacciamento in bolletta è significativa, questa riforma potrebbe tradursi in un ulteriore aumento delle bollette per imprese e famiglie.
Cosa si può fare per evitare queste conseguenze?
In un momento in cui il problema principale è il costo elevato dell’energia, dovremmo trovare soluzioni per ridurre l’incidenza delle bollette sulle attività produttive e sulle famiglie. Questa proposta, che Arera dovrà valutare in modo indipendente, rischia invece di avere conseguenze solo negative: aumento dei costi di produzione, crescita delle bollette e minori incentivi per le rinnovabili, di cui il nostro Paese ha un grande bisogno per abbassare il costo dell’energia.”